Intervista di Rocco Della Corte

21.09.2017

Foto di Alessija Spagna
Foto di Alessija Spagna

Shany Show: impressioni, feedback ricevuti e sensazioni? 

Ho avuto la fortuna di poter raccontare ancora una volta le mie vite pescando dal passato il titolo che diedi al mio primo spettacolo teatrale: Shany Show. Era il 2009, avevo 17 anni e con la sfacciataggine (che negli anni è aumentata) proposi al pubblico un qualcosa che, all'epoca, non ero ancora in grado di fare. Ho sfidato me stesso riesumando quel titolo per dimostrare a me e agli altri la mia crescita come persona e come artista. E' stato (e sarà nella nuova versione autunnale) uno spettacolo che ha fatto ridere, sorridere, commuovere e incazzare. Il solito termometro che uso per il feedback sono gli applausi, e anche stavolta posso dire di aver riportato a casa la pelle. Chi mi ha apprezzato di più nei momenti drammatici, chi più in quelli musicali, chi in quelli comici. Fortunatamente ci sono state anche le puntuali critiche negative che hanno spaccato i pareri, facendomi felice. Interromperò la mia carriera soltanto quando non sarò più in grado di creare discussioni. 

La tua ultima esperienza televisiva su Rai Uno: come la ritieni e come è andata secondo te?

Per le mie passate esperienze in Rai avevo ricevuto da un critico d'arte il regalo di essere descritto come "un fenomeno dell'arte che è convinto di fare cultura portando le imitazioni in tv". Quando ricevetti la proposta di tornare sul piccolo schermo per "Quelle Brave Ragazze" volli mostrare l'altra faccia della mia medaglia che non sa soltanto mettersi nei panni di Luca Giurato o del Gabibbo ma che ha il coraggio di sacrificare una risata per far nascere un sorriso amaro. Ho semplicemente fatto quello che vorrei vedere più spesso in tv. 

Doti canore che hai mostrato: quanto ti piace inserire la musica nei tuoi spettacoli? I tuoi cantanti preferiti? 

La Musica è puttana. Può esaltare il lavoro che sta facendo l'attore in scena come può rovinarlo. Ogni monologo (se adatto) ha bisogno della propria atmosfera musicale, e riuscire a trovare il giusto equilibro tra quello che si sta dicendo e quello che il sottofondo musicale può dare in più agli spettatori è un lavoro che richiede molta attenzione. Scegliere un accompagnamento musicale, per un attore, è come scegliere un gesto da portare in scena: lo strumento musicale di chi recita è il corpo. Un'altra sfida è stata quella di voler cantare nello spettacolo i miei cantanti preferiti: Renato Zero, che in scaletta omaggio quasi sempre con "La favola mia" e Rino Gaetano. Le mie orecchie hanno un orgasmo con i Beatles, i Queen... so' antico? 

Imitazioni: quali ti piacciono di più e quali piacciono più al pubblico? 

Con le imitazioni ho una relazione di amore e odio. Sono state la mia prima fiamma, ho iniziato questo mestiere facendo l'imitatore. Non rinnego nulla, mi diverto tutt'ora a farle ma vorrei che un giorno le persone dimenticassero questa mia dote. Nel mio ultimo spettacolo ci sono soltanto cinque minuti in cui sono imitatore su due ore di scaletta. Voglio lasciare un ricordo originale nelle vite di chi incrocio oltre ad essere ricordato come 'quello che imita coso'. I personaggi che partorisco sono come figli, impossibile preferirne uno. Il pubblico sembra essere innamorato soprattutto del mio Carlo Verdone. Continuo a farne sul web perché mi permettono di essere conosciuto, ma un bel giorno... 

Esperienze in tv precedenti: quale ricordi con più emozione? 

La prima volta non si scorda mai: la mia partecipazione ad Uno Mattina nel 2014. Quando feci i provini per la trasmissione credetti di essere vittima di una candid camera. Una volta finito il provino attraversai i corridoi della Rai. Mi fermò un segretario che mi disse: "Cosa hai portato al provino? Mi hanno chiamato dall'altra sala, devi rifarlo qui davanti a me". Stetti allo 'scherzo' e improvvisai un mini show nei corridoi di Mamma Rai circondato da chi tirava fuori i cellulari per filmarmi. Uscito dal palazzo raggiungo il portone per uscire e vedo che i cancelli mi si chiudono. Rimango bloccato dentro, dopo pochi minuti esco e trovo chi mi aveva accompagnato al provino con le mani che spingevano la macchina: si era scaricata la batteria. Andammo via così dalla Rai. E non era una candid camera, forse... 

Progetti futuri per portare questo spettacolo in giro ed eventuali altri programmi in radio o sortite in tv?

Work in progress, my friend.

Quanto è difficile fare cultura e arte oggi, in Città come in Italia? 

Risulta difficile perché molti fanno fatica a concepire le cose belle come cose utili alla vita delle persone. Il Teatro, la musica di un autore emergente, la poesia e tutte le forme d'arte rendono migliore la vita di un essere umano. Fin quando questo non sarà chiaro tutti noi avremo difficoltà, artisti e non. 

Quali sono le fonti di ispirazione che ti portano a scrivere nuovi spettacoli? 

Guardare il soffitto quando non dormo, camminare mentre non dormo, mangiare mentre non dormo, giocare a freccette mentre dormo... 

Il tuo sogno nel cassetto a livello artistico e a livello personale?

Fin da bambino sogno di fare un film con Carlo Verdone, uno degli ultimi eredi della grande Commedia all'Italiana. A livello personale sogno l'amore di tutte le persone che mi circondano. La paura di essere dimenticato mi spinge a seminare amore a destra e a manca nella speranza di poter continuare a raccogliere i frutti.  

Ringraziamenti per il percorso che hai fatto e obiettivi da qui a fine anno?

Grazie alla mia famiglia, agli amici che mi sono accanto fin dalla prima volta che salii su un palco, al mio fan club dei Sorrisetti, ai miei detrattori che a loro insaputa mi spronano a fare sempre meglio, al mio amore Chiara. Come obiettivo ho scelto di fare della felicità una presenza costante nella mia vita e in quella degli altri. Ah, un ringraziamento speciale anche a Franchina, il mio peluche preferito.